LA VERITA' SENZA PAURA: LA VOCE INDOMITA DI GIOVANNI FALCONE



Cinquecento chilogrammi di tritolo. Uccidono, certo. E fanno un boato spaventoso. Ma fanno anche un'eco che ha attraversato il tempo, trasferendo sui responsabili di quella strage un'accusa senza fine.


Stiamo parlando dell'attentato di Capaci, che trenta anni fa, il 13 maggio del 1992 portò via la vita al magistrato Giovanni Falcone, alla moglie Francesca, a tre agenti della scorta e portò per sempre la mente e il cuore degli italiani in una nuova e più ampia consapevolezza di cosa sia veramente la bassezza della cultura mafiosa.

Trent'anni, da allora, dalle prime testimonianze dei sopravvissuti, dai primi dubbi sugli effettivi mandanti, sino ad oggi: un pezzo lungo della nostra storia, un pezzo che ancora urla un dovere di chiarezza per la verità.

"Io vi perdono però vi dovete mettere in ginocchio", la frase di Rosaria Costa, giovane vedova di Vito Schifani, uno degli agenti che persero la vita quel giorno, è un'altra eco che resta nel vissuto degli italiani, come una richiesta dolorosa e vivamente accesa di verità, cui nessuno può restare sordo.

Chi era allora abbastanza adulto da comprendere sa cosa fu quel giorno e sicuramente ora è con me e con tutti quelli che sanno quanto bisogna lottare per la verità.

La lotta di chi la ama davvero iniziò subito e non si è mai spenta.

Se ne fece carico per esempio il magistrato Giuseppe Ayala, braccio destro di Falcone, che rappresentò la pubblica accusa nel primo maxi processo ed ottenne le prime condanne, portando avanti le tesi di Falcone e del pool antimafia.

Di Giovanni Falcone era anche grande amico e collega ( avevano lavorato insieme per un decennio) così come di Paolo Borsellino, tragicamente scomparso nel successivo e gravissimo attentato del 19 luglio dello stesso anno.

Ayala prosegue il suo impegno a fianco di Falcone sin dall'omicidio di Dalla Chiesa. Lo definiva un "Innovatore", un uomo che combatteva ai tempi la mafia non tanto chiedendo nuove norme, ma utilizzando in modo nuovo quelle già in essere, per esempio con l'intuizione di un raccordo continuo tra i tribunali e le forze dell'ordine degli altri paesi, che anticipava di molto le modalità di indagine oggi anche istituzionali, dando ottimi risultati ( a questo riguardo consiglio anche il documentario "Follow the money. Giuseppe Ayala racconta il Metodo Falcone", trasmesso su Sky tg24 HD il 22 maggio 2018, in cui Cosa Nostra viene letta come fenomeno globale e collegata ed identificata anche in base ai flussi di denaro).

Si giunse poi nel '92, a maggio, all'uccisione dell'onorevole Salvo Lima , atto con cui fu chiara l'apertura della mafia alle forme di attentati di cui sia Falcone che Borsellino sapevano bene di essere vittime designate. Sotto alcuni aspetti lo stesso Ayala, che fu dai primi indirizzato alla carriera politica, poiché l'essere deputato lo avrebbe tutelato di più.

E così accadde. I suoi amici caddero sotto i colpi delle stragi loro dedicate e lui proseguì, consapevole di avere un compito: battersi per la verità e continuare il lavoro iniziato.

Da tutto ciò nacque il libro "Chi ha paura muore ogni giorno", edito da Mondadori nel 2017, oltre a tanti altri con cui Ayala ricostruisce, approfondisce, spiega, quegli anni, i protagonisti, la tragica ed amara condizione di una Palermo divisa, alla ricerca delle responsabilità vere.

Questo libro ebbe molto successo. Forse oggi si danno per scontate molte cose, ma se una nuova coscienza civica muove più ampi strati della società ai tempi colpevolmente o debolmente proni all'omertà, lo si deve anche a quelle pagine.

Vale la pena quindi riprenderlo in mano, perché capire quegli anni, purtroppo ( bisogna dirlo), significa capire meglio anche noi stessi, la società in cui ci muoviamo ogni giorno, i rapporto tra politica, lavoro, economia, sino alla compromessa caratura internazionale del nostro paese.

E' un libro che racconta vent'anni di giustizia italiana, la storia di amicizia e dolorosa, composta ed invincibile consapevolezza dei grandi protagonisti, oggi divenuti eroi, giustamente ricordati anche in tutte le scuole, come simbolo di coraggio e voce che non si spegne.

librisottosopra.com oggi fa la sua parte.




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