MALALA, LA GIOVANE CHE LOTTA PER IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE



Sono felice di chiudere la rubrica che abbiamo aperto lo scorso 8 marzo offrendo una serie di pubblicazioni dedicate alla donna con una figura importante, quella di Malala Yousafzai, la giovane che fin dall’infanzia si è battuta per il diritto all’istruzione.

E lo facciamo con il suo libro più noto, “Io sono Malala" , edito da Garzanti, un testo autobiografico che lei scrisse in collaborazione con la giornalista inglese Christina Lamb, pubblicato il 29 ottobre 2013, ma ancora molto letto.



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Malala è nata a Mingora, nella valle di Swat in Pakistan, nel 1997, è una studentessa e attivista pakistana e attraverso questo libro ci racconta la storia del suo paese e le vicende che sono avvenute durante la sua vita.

In particolare parla della cultura mussulmana, della condizione della donna e della sua lotta contro i talebani.

Descrive il loro arrivo e le loro idee nei confronti delle donne, che sono considerate inferiori e che non possono studiare o addirittura uscire di casa, se non sono accompagnate da un parente uomo.

Malala racconta anche dell'attentato al suo pullman avvenuto nell'ottobre del 2012, quando improvvisamente un uomo salì sul veicolo e sparò tre proiettili verso di lei, colpendola e lasciandola in fin di vita.

Malala è sopravvissuta per miracolo, ha continuato la sua lotta ed ha ottenuto dopo questo grave attentato il sostegno di tutto il mondo. Questo episodio, anzi, ha reso più forte il suo messaggio.

Successivamente ha fondato un'associazione, ha parlato all'ONU, è stata candidata al premio Nobel per la pace, la più giovane candidata dalla fondazione del premio, e tuttora combatte per il diritto delle donne a ricevere un'istruzione.

Malala è una ragazza molto coraggiosa che, nonostante la sua giovane età, ha un ideale per il quale è disposta a sacrificare tutto, anche la sua vita. Racconta la sua storia con semplicità e umiltà e con la convinzione che ciò che sta facendo è necessario.

A Mingora, la città principale del distretto del Pakistan conosciuto come Swat, una valle circondata da montagne al confine con l'Afghanistan, è quasi ora di pranzo. Uno scalcinato furgoncino Toyota, attrezzato con tre panche nel retro per fare da scuolabus, sta percorrendo una strada trafficata. A bordo, con alcune compagne di scuola, c'è la 15enne Malala Yousafzai. Suo padre è già noto ed inviso al regime, per le sue idee progressiste e per l’insegnamento che diffonde nella sua scuola, dove coinvolge nell’apprendimento anche le ragazze.

La Khushal School dista da casa sua solo pochi minuti, ma da inizio anno Malala ha dovuto andare in scuolabus per sicurezza avendo ricevuto minacce da parte dei fondamentalisti. E poi le piace spettegolare un po' con le amiche e con il simpatico conducente del pulmino, Usman Ali. Improvvisamente lo scuolabus viene bloccato e sul mezzo sale un uomo, chiede chi sia Malala e poi fa fuoco contro di lei, due colpi la centrano.

Una pallottola attraversa l'orbita sinistra della ragazzina e le si conficca in una spalla, le altre feriscono leggermente altre due compagne sedute vicino a lei. Coperta di sangue, Malala viene condotta in ospedale in condizioni gravissime. Ma quella ragazzina pashtun ce la farà e diventerà una protagonista della lotta politica contro i talebani ed è ancora oggi un simbolo delle donne che combattono per la cultura ed il sapere.

Ancora oggi è ascoltato il discorso che ha tenuto alle Nazioni Unite a New York ( di fronte all’assemblea giovanile ONU), il giorno del suo sedicesimo compleanno, discorso in cui ha ricordato l’attentato di cui è stata vittima. “Pensavano che le pallottole ci avrebbero fatto tacere ma hanno fallito”, ha detto Malala, ed ha affermato con forza la sua volontà di continuare la sua lotta per il diritto all’istruzione.





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