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QUANDO UN LIBRO TI CATTURA, OGNI PAGINA SEMBRA IN FIAMME

Aggiornamento: 6 mag



CONTINUA LA NOSTRA RUBRICA "LETTI DA VOI". E' LA VOLTA DI UN LIBRO MOLTO PARTICOLARE, INTENSO, BEN PRESENTATO DA QUESTO BEL POST. LEGGERLO VI DARA' UN'OCCASIONE DI CONOSCERE I LIBRI DELLO SCRITTORE, SCENEGGIATORE E FOTOGRAFO MESSICANO JUAN RULFO ( CHE AVEVA PERO' UN NOME MOLTO PIU' LUNGO E IMPRONUNCIABILE: NEPOMUCENO CARLOS PÉREZ RULFO VIZCAINO).

UN LIBRO DA LEGGERE, DURO, MA DENSO E PROFONDO.


UN SOLO LIBRO SULL’ISOLA DESERTA

(Attenzione: post tipo polpettone noioso)

A chi non piace poter dire “Ho letto tutto di quello scrittore”.

Sentire citato un autore dall’amico che  ti chiede - Conosci lo scrittore X?”

“Se lo conosco? Ma ho letto tutto quello che ha scritto!”

Ebbene, questo desiderio si potrebbe avverare, con poca spesa.

Facciamo un passo indietro (oggi si usa molto il flashback).

Un giorno incappo su nota piattaforma in un breve video di Mauro Corona, lo scrittore senza maniche che gode di un discreto successo di pubblico e di critica.

Corona dice, sicuro, sicurissimo:

“Se dovessi portare un solo libro sull’isola deserta, se dovessi salvare un solo libro, se potessi leggere un solo libro tra tutti quelli pubblicati fino ad oggi, questi sarebbe ‘La pianura in fiamme’ del messicano Juan Rulfo”

Rulfo? Pianura in fiamme?

Mai sentito, ma la cosa non mi stupisce più di tanto perché sono il Re degli Ignoranti.

Poi ordino il libro, anzi il libretto, 150 paginette scarse per 17 racconti brevi, ed è questo l’unico libro che Rulfo ha pubblicato (nel 1953) e  che ha goduto di un minimo riscontro (sì, c’è anche un breve romanzo, Pedro Páramo, 1955,  ma tutti parlano quasi solamente  di ‘La pianura in fiamme’).

Sul retro del volumetto leggo una frase di Gabriel Garcia Marquez (premio Nobel per la Letteratura):

“Nel 1961 lessi per la prima volta Pedro Páramo e La Pianura in fiamme di Rulfo.

Per tutto quell’anno non riuscii a leggere nessun altro autore, perché tutti mi sembravano minori”



Non so se avete capito, il premio Nobel per la Letteratura legge i raccontini di Rulfo e per un anno non riesce più leggere altri libri: tutta robetta minore al confronto!

Allora diamoci dentro con la lettura di questa Pianura in fiamme.

Ma non è stato semplice perché mi sono portato in giro per il mondo questo libretto senza mai riuscire a leggerlo. Lo mettevo nel gruppo dei libri da leggere ma, ogni volta che lo prendevo in mano qualcosa mi allontanava da lui.

Sarà stata la copertina scarna, sembra un libro del 1953! oppure il fatto di avere concorrenti molto più accattivanti ma per un anno e rotti non sono riuscito ad iniziarlo.

Forse avevo paura dell’effetto capitato a Marquez!

E se dopo non riesco più a leggere per un anno?

La maledizione di Rulfo che colpisce il lettore pisquano che si accosta alla sua opera incolto e indegno!


(Ndr. Lo sapevate che ‘pisquano’ deriva dall’inglese pipsqueak ‘persona, cosa insignificante’? Ma come c’è arrivato in Brianza?)



Poi l’ho letto, il libro di Rulfo, era settembre, soggiornavo a Levanto, al mare, rilassato e, senza accorgermi, l’ho divorato, sempre il libro di Rulfo, intendo.


Cosa c’è dentro questo volumetto delle meraviglie?

Rulfo dice che si scrive solo e sempre di tre cose: l’amore, la vita e la morte.

Metteteci queste tre cose, avvolgetele in un paesaggio aspro (il vero protagonista secondo me), tanta polvere, fatica, dolore e destino. Aggiungete personaggi che, narra la leggenda attorno a Rulfo, hanno preso i loro nomi dalle lapidi di un polveroso cimitero messicano.

Personaggi che si fondono col paesaggio, diventano muretti e polvere.

Trovo un articolo di Goffredo Fofi su Rulfo e in esso Fofi sostiene che “Kafka avrebbe dovuto essere il più grande maestro della letteratura dei Nord del Novecento così come Faulkner lo è stato per quella dei Sud. Ma se Faulkner era spesso torrenziale, Rulfo era invece essenziale, e non credo che tutta la sua opera arrivi alle 500 pagine… Di Faulkner è l’attenzione e l’atteggiamento, ma è solo di Rulfo, anti-barocco per eccellenza, la capacità di sintesi, un “a levare” invece che “ad aggiungere”: arrivare all’essenza, e lasciare che al resto pensi il lettore, sollecitato dal poco invece che stordito dal molto.”


Caspita, Kafka addirittura! Fofi, non è che esageri un po’?


Ma non finisce qui.

Cerco in rete qualche notizia sulla vita di Rulfo e scopro che non ha più scritto narrativa, qualche saggetto e niente più. Vive da funzionario statale prima e poi da direttore dell’Istituto nazionale per gli studi indigeni. Niente di strano perché tutti i più grandi scrittori facevano un altro mestiere per vivere: l’assicuratore, l’impiegato al catasto, l’ingegnere, il marinaio ecc. solo per fermarci alle professioni lecite.

Questa ricerca però mi ha fatto trovare un’altra frase del nostro folgorato Marquez e con questa chiudo il polpettone ricordandovi però che con un 300 pagine, o poco più, avrete tutto Rulfo in tasca e potrete dire al famoso amico: HO LETTO TUTTO!

«Non ho provato una commozione simile da quando avevo letto La metamorfosi di Kafka». Gabriel García Márquez.

Allora Fofi aveva ragione, riecco Kafka.



(Fatemi sapere se, dopo ‘Pianura in fiamme’ siete riusciti a leggere altri libri o avete abbandonato la lettura e vi siete dati all’abigeato).


Giampiero Soglio

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